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12-05-2015

LA LIBIA ED IL FUTURO DELLA SICUREZZA NEL MEDITERRANEO

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Cosa fare in Libia.

I relatori del seminario organizzato dal Comitato Atlantico Italiano, in cooperazione con "Abhath" Al Thuraya Consultancy and Researches Mediterranean Gulf Forum, presso il CASD – Centro Alti Studi per la difesa di Roma, ieri 7 maggio, si sono interrogati sul ruolo che la Libia dovrà avere nel futuro scenario mediterraneo.

La possibile griglia di analisi si è declinata sui piani di azione sociale, politico-militare e sulle dimensioni in cui si articolerà l’agire dell’Unione Europea.

Dopo i saluti di rito dell’Ammiraglio di Squadra Rinaldo Veri, Presidente del Centro Alti Sudi per la Difesa, si è passati agli interventi di Michael Frendo, ex Ministro degli Esteri maltese, che con pacatezza ha evidenziato le problematiche legate ad un’immigrazione di massa.

Poi è intervenuto Abdul Ilan Khatib, già inviato speciale ONU in Libia e Ministro degli esteri giordano, con un discorso molto prudente e diplomatico ha evidenziato la necessità di arrivare ad una maggiore cooperazione.

Mohammed Iusuf Dahlan, Consigliere per la Sicurezza Nazionale dell’Autorità Nazionale Palestinese, ha invece proposto un’analisi cruda e realistica dell’instabilità libica sensibilizzando la platea sulla necessità di intervenire immediatamente per ricostruire l’esercito libico, unica forma legale utile a ridare sicurezza e giustizia al paese, fermando e gestendo anche l’immigrazione.

Il Deputato tunisino Abdelaziz Kotti, si è soffermato sulla minaccia ISIS per l’Europa. L’organizzazione terroristica utilizza, infatti, i barconi degli immigrati per trasferire in Italia e poi nel nord del continente i suoi militanti.

Auspicando un intervento ONU che possa, insieme ad Egitto, Algeria e Tunisia, pianificare la piena stabilità dell’Area.

Ultimo intervento della prima sessione è stato quello di Noman Benotman, Presidente della Fondazione Quilliam (UK), che ha denunciato, con grande veemenza la mancanza assoluta da parte della U.E. di un piano per la Libia, considerando l'attuale situazione un vero e proprio dramma destinato a peggiorare per la mancanza di un interlocutore serio e deciso. Ha poi segnalato che l’origine della radicalizzazione religiosa nasce con i Fratelli Musulmani ritenuti cattivi maestri nella loro generalità.

La seconda sessione del seminario si è aperta con l’intervento di Fabrizio W. Luciolli, Presidente del Comitato Atlantico Italiano, che ha illustrato gli interventi possibili soffermandosi sulla necessità comunque di partire con un’azione tesa alla ricostruzione dello Stato Libico.

Successivamente il Sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova ha condiviso le dichiarazioni degli speakers che lo hanno preceduto, ma non si è spinto a fare previsioni come membro del Governo, tuttavia ha affermato che l’Italia è da ritenersi pronta a qualsiasi intervento su mandato ONU.

Il Presidente della Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati, On. Fabrizio Cicchitto, ha denunciato l’assenza di strategia da parte italiana, la mancanza di intese con i governi confinanti e con i paesi U.E.

“Il caos in Libia, ha proseguito, determina un vuoto che sarà certamente riempito dalle organizzazioni islamiste”.

L’On. Gea Schirò, Componente Commissione Permanente Politiche Unione Europea, ha sottolineato la necessità di far presto e di individuare una metodologia utile per la gestione sia dell’immigrazione che per la rinascita del popolo libico.

Nel penultimo intervento Mohammed El Orabi, ex Ministro degli esteri della Repubblica di Egitto, ha spiegato con chiarezza che è compito di Italia ed Egitto produrre sinergiche azioni in Libia, sia per il contrasto al terrorismo e sia per la ricostruzione di uno stato unito, segnalando come priorità far dialogare tutte le tribù libiche.

Il seminario si è concluso con l’appassionata relazione di Mustafa Ali Rugibani, incaricato di Affari dell’Ambasciata di  Libia presso la Santa Sede ed oppositore del dittatore Gheddafi.

Rugibani ha denunciato la distruzione dello Stato Libico da parte delle Forze della Coalizione che, dopo i bombardamenti, hanno lasciato il paese arabo senza preoccuparsi delle conseguenze. Ha decisamente attaccato l’Italia per il suo modo ambiguo ed inefficace di contrastare i trafficanti di immigrati, chiedendo l’applicazione del vecchio accordo con Gheddafi, ha chiesto di legittimare l’unico governo eletto, quello di Tobruk, di aiutare il popolo libico nella ricostruzione dell’esercito e dello stato.

Infine si è detto comunque ottimista per il futuro e parlando dei desideri dei giovani del suo paese, ha affermato: ”Cosa vogliono, vogliono la vita”.

Alla giornata seminariale erano, inoltre, presenti numerosi analisti e politici di settore, tra cui il Dott. Sergio Giangregorio, Direttore Scientifico dell’Istituto di Ricerca sui rischi geopolitici, TRIAGEDUEPUNTOZERO, ed il Sen. Stefano Lucidi, Componente Commissione Esteri del Senato. 

(immagine tratta da www.znetitaly.altervista.org) 

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