L'Unione Europea è pronta a lanciare la propria missione militare nella Repubblica Centrafricana. La decisione è stata presa all'unanimità in sede di Consiglio Europeo (20 Gennaio) e otto giorni dopo è giunta l'approvazione delle Nazioni Unite.
Le proteste in Ucraina sono iniziate a fine novembre esattamente il 21 novembre quando il presidente Yanukovich ha arbitrariamente accantonato un accordo commerciale a lungo atteso che avrebbe “approfondito” i legami con l’UE e ha chiesto al contrario, di quello che desiderava la popolazione, un maggior sostegno alla Russia. Questo ha scatenato una serie di manifestazioni popolari pro UE che sono via via cresciute di numero e intensità.
Le truppe francesi e i peacekeepers dell’Unione Africana fanno fatica ad arginare l’esplodere della violenza nella Repubblica Centrafricana (CAR), ed è per questo motivo che Parigi, in occasione del Consiglio Europeo del 19-20 dicembre, si è rivolta all’Europa in cerca di un aiuto militare e/o finanziario. L’anima della proposta Francese consiste nella creazione di una forza militare multinazionale da impiegare nel continente africano alle prime avvisaglie di una crisi. Uno strumento di questo tipo, se ben studiato, permetterebbe, in ottica futura, di bypassare la “trafila politico-diplomatica” che generalmente precede il lancio di una missione. Tuttavia, data la delicatezza della questione, il discorso è stato rinviato al primo Consiglio Europeo del nuovo anno.
Sale la tensione diplomatica tra la Russia e l’asse euro-atlantica. Il motivo? Alcune batterie di missili a corto raggio Iskander (o SS-26 Stone nel codice NATO) che Mosca ha dispiegato a Kaliningrad (enclave russa che si affaccia sul Baltico racchiusa tra Lituania e Polonia), e lungo la linea di confine che separa la Federazione dalle repubbliche baltiche di Estonia e Lettonia.
La guerra energetica fra Russia e Unione Europea si arricchisce di un nuovo, prezioso tassello: pochi giorni fa, infatti, il Primo Ministro ungherese, Viktor Orbán, e l’Amministratore Delegato di Gazprom, Aleksej Miller, hanno stabilito, in un incontro organizzato nella capitale magiara, che i lavori di realizzazione del gasdotto South Stream, patrocinato proprio da Gazprom e destinato al trasporto di gas naturale russo dalle rive del Mar Nero fino ai paesi dell’Europa Occidentale (bypassando l’Ucraina), andrà avanti senza ritardi, con l’apertura dei cantieri prevista per Aprile 2015.
Putin e Papa Francesco uniti nella difesa dei cristiani nel mondo.
La due giorni italiana di Vladimir Putin si posiziona come la concreta occasione per attivare nuove relazioni tra Italia, Santa Sede e Russia.
Venti di guerra civile soffiano sulla Repubblica Centrafricana (RC), paese “senza legge”, teatro di scontri tra cristiani e musulmani, dove gruppi paramilitari si sono resi colpevoli di atrocità a danno della popolazione civile (tra cui uccisioni, villaggi dati alle fiamme e arruolamento forzato di bambini-soldato): questo è l’allarme lanciato a più riprese dalle Nazioni Unite negli ultimi giorni di novembre.
Tutti sanno cosa sia il Datagate, tutti sanno come e quando sia esploso; ma quanti possono dire di sapere come andrà a finire? La risposta è, chiaramente, nessuno. Tuttavia, avanzare una previsione non è cosa fuori portata.
Nelle ultime settimane il ciclone Snowden è tornato ad abbattersi sulle relazioni euro-atlantiche e su quelle intra-europee, con la Gran Bretagna trovatasi al centro del suo occhio. Infatti, se il clima politico si era già fatto teso dopo le rivelazioni che volevano i vertici politici di Francia, Germania e Italia spiati dall’NSA assieme a una trentina di leader mondiali, le cose non sono migliorate giacché, come riporta neutralmente il Daily and Sunday Express, secondo le ultime rivelazioni di Snowden, gli 007 della Regina avrebbero collaborato attivamente con i colleghi d’oltreoceano nel carpire informazioni dal governo italiano. Parallelamente, limitandosi alla semplice illustrazione dei fatti, la BBC racconta come queste intercettazioni facciano parte di un programma chiamato Operazione Tempora attraverso il quale l’agenzia d’intelligence britannica del GCHQ (Government Communications Headquarters) avrebbe contribuito alle attività di spionaggio portato avanti dagli Stati Uniti attraverso il sistema di sorveglianza PRISM dell’NSA.
Ancora una volta, le proteste di piazza tornano a scaldare gli animi del popolo bulgaro; l’occasione, questa volta, è stata quella della manifestazione organizzata mercoledì 13 novembre in ricordo del crollo del regime comunista nel paese, quando, ormai ventiquattro anni fa, studenti e semplici cittadini marciarono per le vie di Sofia contro la fin troppo generosa politica filo – sovietica di Teodor Zhivkov, leader politico della Bulgaria dal luglio del 1971 al novembre del 1989.