Al Baghdadi spinge le azioni terroristiche nel nord Africa e con Parigi applica la tattica della contingenza.
Non esiste per l’Isis una strategia ottimale, i leader jihadisti hanno ben chiaro che è sempre lo scenario a rendere vincente una strategia. Quando i teatri di conflitto vengono modificati verso la saturazione delle nuove possibili aree, si indeboliscono le capacità psicologiche difensive degli avversari rendendo quasi inutile la prevenzione.
L’attacco al giornale satirico francese Charlie Hebdo è la dimostrazione di quanto l’Europa, e non solo la Francia, possa essere vulnerabile. Lo sgomento causato da tal episodio si accompagna alla presa di coscienza del fatto che il Vecchio Continente non è quella fortezza impenetrabile che molti si aspettavano o speravano che fosse.
L’attentato di Parigi dobbiamo interpretarlo come l’11 settembre europeo, ormai è iniziata la guerra anche nelle nostre città.
Sale il livello di allerta a Roma e nelle altre capitali ma bisogna ammettere che si sono sottovalutati i rischi per la sicurezza, soprattutto il rischio interno rappresentato dalle cellule terroristiche isolate che vivono infiltrate tranquillamente in Europa e seppure dormienti sempre pronte ad agire.
Oggi il terrorismo di matrice Jihadista si muove sempre più in attività decentrate dove piccoli Team paramilitari ben addestrati possono colpire ovunque sfruttando il fattore sorpresa.
"Di fronte alla minaccia terroristica l'Europa ha sbagliato e adesso ne sta pagando le conseguenze". Sono le parole di Amer al Sabaileh, analista strategico giordano ed esperto di terrorismo. Raggiunto telefonicamente da Panorama.it, ha commentato la strage di Parigi e l'uccisione di 12 persone presso la sede della rivista satirica Charlie Hebdo.
Venti di guerra civile soffiano sulla Repubblica Centrafricana (RC), paese “senza legge”, teatro di scontri tra cristiani e musulmani, dove gruppi paramilitari si sono resi colpevoli di atrocità a danno della popolazione civile (tra cui uccisioni, villaggi dati alle fiamme e arruolamento forzato di bambini-soldato): questo è l’allarme lanciato a più riprese dalle Nazioni Unite negli ultimi giorni di novembre.