La Repubblica Centrafricana sembra non conoscere pace. Dopo un periodo di relativa calma, negli ultimi tre giorni si sono verificati nuovi episodi di violenza settaria che hanno portato alla morte di una trentina di persone e al ferimento di quasi un centinaio. Nella giornata di sabato, il ritrovamento del corpo senza vita di un musulmano nei pressi di una moschea sarebbe stato l’elemento scatenante di una feroce rappresaglia contro un “quartiere cristiano” che, a sua volta, avrebbe innescato una controffensiva del gruppo Anti-balaka.
Dopo mesi di negoziati pressoché infruttuosi, gli sforzi dell’ONU, profusi nel rendere possibile la formazione di un governo di unità nazionale in Libia, potrebbero dare i propri frutti: un Accordo definitivo è pronto e le parti coinvolte (i governi di Tripoli e Tobruk) potrebbero firmarlo entro la fine di Ottobre.
Al Qaeda torna sulla scena mediatica mondiale grazie ad un messaggio audio diffuso in occasione dell'accordo tra il leader di Al Qaeda Ayman Al Zawahiri ed il comandante talebano Akhtar Mohammad Mansour.
Nel messaggio Zawahiri ha introdotto nell'organizzazione come nuovo ideologo il figlio di Osama Bin Laden, Hamza, Al Qaeda non ha mai accettato successioni ereditarie, ma ora ha bisogno di ricomporsi dando un'immagine positiva, ecco che ricordare Bin Laden attraverso il figlio può essere positivo.
Le milizie libiche continuano senza sosta ad imbarcare immigrati con l'inevitabile numero insopportabile di vittime. Certo ogni traversata racchiude in se il rischio fisiologico di avere degli incidenti ma l'attuale situazione si declina ormai, con un numero esagerato di morti in ogni viaggio.
La crisi nella Repubblica Centrafricana
La violenza politica è stata una costante nella storia della Repubblica Centrafricana. Dal 2012, terminata una guerra civile di 3 anni (2004-2007), il Paese sta fronteggiando un nuovo periodo di crisi. Dopo una prima fase di “gestazione”, la crisi vera e propria è esplosa marzo 2013, quando le milizie musulmane (Séléka) hanno raggiunto e invaso la Capitale (Bangui) costringendo il Presidente Bozize alla fuga. Nei mesi successivi, lo scontro ha assunto un carattere esclusivamente interreligioso, abbandonando ogni logica legata alla lotta per il potere: cristiani contro musulmani, le milizie Séléka contro le milizie anti-balaka. Vittima principale di questa nuova spirale di violenze è stata la popolazione non-combattente.
Tutti sapevano da tempo (Autorità ed addetti ai lavori) che gli impianti petroliferi italiani in Libia erano obiettivi sensibili, soprattutto perché totalmente scoperti da ogni forma di sicurezza sia passiva che attiva.
Sono passate molte ore dalla notizia del rapimento dei 4 dipendenti italiani in Libia e le informazioni continuano ad essere confuse oltre che contaminate da personali punti di vista e riflessioni di vari esponenti. Quattro soggetti che senza scorta si muovono tranquillamente in un determinato teatro come quello libico devono obbligatoriamente avere una preparazione o un addestramento che gli consenta quella libertà. Chi di voi andrebbe ad operare in un ambiente ostile senza avere un briciolo di tutela personale?
Il governo tunisino chiude 80 moschee sperando che questa sia la reazione più efficace all'attacco terroristico di Sousse. Il provvedimento in realtà si presenta superficiale e scarsamente utile al contrasto all'Isis in questo momento. Le moschee dovrebbero invece rimanere aperte ed essere monitorate in maniera assoluta proprio per ricostruire la rete di possibili affiliati e fiancheggiatori di Daesh.
Alla Tunisia manca totalmente un apparato di intelligence capace di prevenire le azioni isolate e di gruppo dei terroristi, mancano informazioni dirette e precise, mancano agenti infiltrati anche nelle situazioni a margine dei pericoli eversivi.
Nel secondo venerdì di Ramadam Daesh lancia un'offensiva globale in quattro stati e tre continenti. Il Califfo nero vuole dimostrare al mondo che riesce anche senza investire ingenti risorse economiche a colpire ogni obbiettivo ovunque. L'attacco ai turisti nei resort a cinque stelle in Tunisia evidenzia con chiarezza la nuova strategia dell'Isis che vuole distruggere l'economia tunisina per gettare il paese in una profonda crisi economica reclutando così con maggior facilità uomini da utilizzare nella lotta all'occidente. Non bisogna dimenticare che i reclutatori trovano nuovi adepti con estrema facilità nelle aree in forte sofferenza economica dove le disuguaglianze sociali e la povertà sono in aumento.
I relatori del seminario organizzato dal Comitato Atlantico Italiano, in cooperazione con "Abhath" Al Thuraya Consultancy and Researches Mediterranean Gulf Forum, presso il CASD – Centro Alti Studi per la difesa di Roma, ieri 7 maggio, si sono interrogati sul ruolo che la Libia dovrà avere nel futuro scenario mediterraneo.
La possibile griglia di analisi si è declinata sui piani di azione sociale, politico-militare e sulle dimensioni in cui si articolerà l’agire dell’Unione Europea.
Dopo i saluti di rito dell’Ammiraglio di Squadra Rinaldo Veri, Presidente del Centro Alti Sudi per la Difesa, si è passati agli interventi di Michael Frendo, ex Ministro degli Esteri maltese, che con pacatezza ha evidenziato le problematiche legate ad un’immigrazione di massa.
Poi è intervenuto Abdul Ilan Khatib, già inviato speciale ONU in Libia e Ministro degli esteri giordano, con un discorso molto prudente e diplomatico ha evidenziato la necessità di arrivare ad una maggiore cooperazione.